I primi passi a Edimburgo: cercare lavoro

1. Prepara il curriculum

Sembra un consiglio banale, ma personalmente non avevo idea di come si facesse un curriculum in formato UK – e, dopo averne letti moltissimi durante i miei dieci mesi nei gift shops, sono convinta che sia un problema diffuso. In sintesi: non mettere la tua fotografia, né la data di nascita (nel Regno non la vogliono perché potrebbero essere discriminatorie), cerca possibilmente di elencare soltanto le esperienze lavorative attinenti (a nessuno interessa sapere che hai fatto un tirocinio in uno studio di architettura se stai facendo domanda per una caffetteria, magari ha più senso indicare lavori al pubblico), le qualifiche che hai e le lingue che parli. A meno che non hai raggiunto risultati strabiliati (ma irrilevanti se stai facendo domanda per un lavoro generico, temo), cerca di far stare tutto in una pagina e scrivi con un carattere leggibile – non scendere sotto la dimensione dieci, normalmente si scrive in dodici. Tieni conto che moltissime grandi catene ormai non accettano più curriculum portati a mano (mi vengono in mente Starbucks, Tesco, Zara, solo per citarne alcune) e potresti dover fare questa procedura online. Ma anche se dovrai compilare una domanda al computer, avere il curriculum come base è sempre utile.

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Leggenda narra che J.K. Rowling si sia ispirata a questa stradina che porta al Royal Mile (W Bow) per scrivere di Diagon Alley. Ma è anche un posto estremamente turistico in cui puoi cominciare a lasciare i primi curriculum.

2. Cerca di parlare con il manager

Io sono stata una di quelle persone che hanno trovato il primo lavoro in un giorno – nel più scalcinato negozio di souvenir di tutta Edimburgo, probabilmente, ma è stato pur sempre un lavoro con cui ho vissuto i miei primi quattro mesi. A posteriori credo di essere stata solo fortunata: sono entrata in quel negozio quando c’era uno dei supervisori, che ha letto il curriculum davanti a me e mi ha chiesto di tornare il giorno dopo per fare la prova – o trial, come lo chiamano qui. Se non lo avessi lasciato a lui, probabilmente il mio curriculum sarebbe finito nella pila di curriculum spiegazzati sotto al bancone e nessuno mi avrebbe mai contattata. Quindi, ti consiglio vivamente di entrare con un bel sorriso quando il posto in cui vuoi andare a lavorare non è troppo affollato, chiedendo del manager e possibilmente lasciando il curriculum a lui o a lei. Senza insistere troppo, dì che sei sempre disponibile (a meno che tu non abbia veramente un impegno irrevocabile a un certo punto, in tal caso dillo subito) per fare la prova: ci sono buone probabilità che vi mettiate d’accordo sul momento.

Questo è anche l’anno della Brexit e non credo di essere in grado di dirvi che cosa succederà nei prossimi mesi e come cambierà la ricerca del lavoro per i migranti europei non qualificati – probabilmente con esattezza non lo sa nemmeno la Regina. Nella seconda compagnia (retail) per cui ho lavorato (aprile – ottobre 2019), però, ricordo che sui curriculum che ricevevamo ci veniva chiesto di scrivere se l’interessato aveva almeno fatto domanda per il NIN, se aveva un conto in banca su cui essere pagato e una nostra prima impressione del livello di inglese della persona. Cerca quindi di aver risolto queste cose prima di andare in cerca di lavoro!

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Questo invece era quello che vedevo io, quando ho lavorato a Ocean Terminal. La vista era la motivazione delle mie giornate di lavoro.

3. Durante la prova mostrati volenteroso

Parti dal presupposto che se arrivi a fare la prova in un momento di bisogno (periodo natalizio, vacanze estive, vacanze di qualsiasi tipo) nessuno di loro ha interesse a metterti in difficoltà: hanno bisogno di qualcuno che lavori lì e vogliono trovarlo in fretta. Durante la mia prova nello scalcinato negozio di souvenir io sono riuscita a farmi gridare contro da un cliente che aveva un accento incomprensibile e era evidentemente frustrato perché nessuno di noi, tutti stranieri, riusciva a capirlo. In particolare, se la prese con me perché non capii che stava cercando dei vestiti da rugby e gli mostrai invece dei vestiti da bambina con un coniglietto sopra: la sua pronuncia di rugby era pericolosamente vicina a quella di rabbit, coniglio. Nonostante questo, sono stata assunta. Credo che il segreto sia mostrarsi educati e professionali, interessati a imparare specialmente se non si ha esperienza (ma anche se si ha esperienza, perché ogni posto è diverso – nella seconda compagnia in cui ho lavorato, praticamente ognuno dei suoi sette negozi aveva regole diverse!) e a rimanere calmi specialmente se qualcosa non va come sperato. In generale, se fai uno sbaglio scusati una volta sola e chiedi consiglio su come fare a evitare di ripeterlo: questo è sicuramente più apprezzato dello scusarsi mille volte – lo so per esperienza diretta, visto che probabilmente io mi scuso più dei britannici e perfino loro mi dicono che dico sorry un po’ troppo spesso – e del continuare a rimuginare su quello che hai fatto, perdendo completamente la concentrazione e continuando a fare errori. Sbagliamo tutti: quello che fa la differenza è come gestiamo gli errori fatti.

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Le mie impressioni a caldo subito dopo aver fatto la prova e essere stata assunta nel negozio di souvenir.

4. Bonus: se hai una professionalità e ti interessa portarla avanti, non aspettare di essere pronto

Lavorando sul Royal Mile, la più turistica via di Edimburgo, ho conosciuto un sacco di persone incredibilmente brillanti che avevano studiato le cose più disparate, ma che lavoravano in un gift shop. Se chiedevo loro come mai, mi rispondevano che non erano sicuri di parlare abbastanza bene inglese, oppure che senza esperienza nel Regno, o una laurea del Regno, non li avrebbero mai presi in considerazione.

Come direbbe Salinger per bocca di Holden Caulfield, questo è vero, ma non è del tutto vero.

Trovare lavoro qualificato, specialmente in ambiti nei quali il mercato del lavoro è abbastanza saturo, non è semplicissimo. Ho un’amica che per trovare un lavoro in amministrazione presso l‘Edinburgh College, nonostante avesse un livello di inglese eccellente, esperienza lavorativa presso un’università giapponese piuttosto conosciuta e un sacco di referenze, ha impiegato nove mesi. Ma più aspetti, più le cose diventeranno difficili. Ricordati che la lingua è solo uno mezzo: se riesci a comunicare, sei già pronto per cominciare a capire che cosa ti serve per fare il tuo lavoro nel Regno (forse dovrai tradurre qualcosa, chiedere il riconoscimento di un titolo…?) e per cominciare a cercare. Se te lo puoi permettere, il mio consiglio è quello di lavorare part-time e di dedicarti alla ricerca del tuo lavoro nel tempo rimanente. Questo probabilmente includerà fare corsi di inglese se ti rendi conto di non avere basi grammaticali e/o la voglia di studiare senza aiuto, oppure fare volontariato (la versione britannica dei nostri tirocini non pagati) nel tempo libero per accumulare esperienza e capire come funzionano le cose, oppure prendere qualche qualifica che ancora ti manca. Ma se sei bravo e competente nella tua professionalità davvero, non aspettare: provaci subito. Ho conosciuto persone con un livello di inglese peggiore del mio, che lavoravano nell’informatica o nell’ingegneria: evidentemente le loro competenze erano talmente specifiche (e il mercato del lavoro particolarmente bisognoso, forse) che il fatto che non parlassero inglese come i madrelingua passava in secondo piano. Valorizzare il tuo talento non significa non essere cosciente delle tue mancanze. Ti consiglio di prendere appuntamento da Skills Development Scotland: è gratis e per me è stato illuminante. Anche Indeed per me è stato un ottimo punto di partenza: puoi cercare il tipo di lavoro che ti interessa e farti un’idea di cosa chiedono.

Vale la pena lavorare a Edimburgo per il salario minimo?

Una delle domande che ho ricevuto in questo ultimo anno, più o meno implicitamente a seconda del grado di confidenza, è stata: ma per fare la commessa fino a Edimburgo dovevi andare? Siamo sicuri che vivere in affitto, lontana dai tuoi affetti, ne valga la pena? Di solito me la cavo citando Fernando Pessoa, immortale poeta della letteratura portoghese, che a un certo punto ha scritto tudo vale a pena / se a alma não é pequena, tutto vale la pena se l’anima non è piccola, ma oggi ho deciso di provare a dare una risposta più articolata, sperando che sia utile a qualcuno che, come me lo scorso anno, non sa molto bene cosa fare della sua vita.

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Fernando Pessoa (1888 – 1935) è il più famoso poeta della letteratura portoghese, ma non tutti sanno che, nato in Sudafrica e allievo di una scuola irlandese, consoceva meglio l’inglese del portoghese e ha scritto le sue prime poesie in inglese. Il verso che ho citato viene dal Poema X Mar Português e si riferisce al’epoca delle scoperte geografiche dei portoghesi.

1. No, fare la commessa (o la cameriera, o l’architetta, o la fisica delle particelle, o qualsiasi altra professione) all’estero non è la stessa cosa che farlo in Italia.

Devi imparare a lavorare in una lingua che non è la tua, in un contesto che non è il tuo e già questo è di per sé motivo di arricchimento. Non è necessariamente un contesto migliore, o peggiore, è solo… diverso. Se avessi lavorato in un negozio di souvenir a Firenze, città in cui ho studiato e in cui – personalmente, la mia esperienza ovviamente non è universale – ho cercato invano lavoro, non avrei imparato quello che ho imparato a Edimburgo. Ovviamente, se vai all’estero per l’esperienza in sé, a lungo andare ti serve un piano, trovare quello che ti rende davvero felice e cercare di perseguirlo, ma non sei solo il tuo lavoro. Potresti decidere che il retail ti piace davvero e il tuo sogno è quello di gestire un (tuo?) negozio, oppure potresti mollare la scuola di restauro per studiare cucina, come il mio ex coinquilino. Oppure no, ma non importa. È andando che impari dove devi andare e vivendo all’estero sei fuori dalla tua zona di conforto, quindi più propenso a piccole e grandi rivoluzioni.

2. Il salario minimo

Con tutti i suoi difetti, nel Regno in generale e quindi a Edimburgo in particolare c’è una cosa che in Italia manca: il minimum wage, o salario minimo. Questo nella pratica significa che, allo stato attuale, se hai almeno 25 anni non possono pagarti meno di 8,21 sterline all’ora anche se lavori nel più scalcinato negozio di souvenir di tutta Edimburgo – se ne hai tra 21 e 24 invece sono 7,70 sterline l’ora, mentre per chi ha fra 18 e 20 anni 6,15 sterline l’ora. Ogni anno, di solito intorno a aprile, questa cifra sale: per avere aggiornamenti in tempo reale, consulta il sito del governo. Quindi, una persona che lavora a tempo pieno (40h settimanali, quindi intorno a 160 ore mensili) e che ha almeno 25 anni guadagna 1.313,6 sterline lorde al mese: in questi soldi non c’è compreso niente, né contributi pensionistici né eventuali giorni di malattia (ma curiosamente sono compresi i giorni di ferie, 2,4 al mese se lavori a tempo pieno), ma sono comunque abbastanza per permetterti di vivere dignitosamente e, se non hai figli a carico o particolari esigenze, di mettere pure qualcosa da parte. Una coppia composta da due persone che sono pagate con il salario minimo può permettersi un appartamento in affitto con una camera da letto senza troppi problemi – per una persona da sola è più problematico – e, con qualche sacrificio, riuscirà anche a comprare una casa a un certo punto (anche perché il governo dà incentivi alle giovani coppie, o a chi in generale vuole comprare una casa). Per legge il datore di lavoro, salvo particolari condizioni esplicitate nel contratto, è inoltre obbligato a darti due giorni di riposo settimanali e una pausa di almeno venti minuti ogni sei ore di lavoro – in realtà nei tre posti in cui ho lavorato ho avuto mezz’ora di pausa, poi un’ora (divisa in 15 minuti, 30 minuti e 15 minuti), poi un’ora e mezzo (divisa in 15 minuti, un’ora e 15 minuti). Purtroppo non sono obbligati a pagarti le pause: solo nel posto in cui sto lavorando attualmente (farmacia) di un’ora e mezzo di pausa mi viene pagata mezz’ora. Tuttavia, so che alcune grandi catene, tipo Tesco, pagano la pausa per intero.

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Le previsioni per aprile 2020. Prima di aprile 2019, per chi aveva almeno 25 anni era di 7,83 sterline all’ora; il mio datore di lavoro, fino al 31 marzo 2019, mi ha ovviamente pagata così.

3. Se ti impegni un minimo puoi progredire

Parliamoci chiaro: non è che risolvi i problemi della vita diventando supervisore in un ristorante o in un negozio. Ma in quella che è stata la mia esperienza, le promozioni sono abbastanza frequenti: se in termini di stipendio la differenza non è molta (nel secondo posto in cui ho lavorato come commessa prendevo 8,25 sterline l’ora, mentre i key holder, che hanno le chiavi del negozio e la responsabilità di chiudere la cassa a fine giornata se non è presente il manager, 8,40 sterline l’ora), imparare cose nuove può aiutarti a fare domanda per cercare lavori migliori. Con le mie due uniche esperienze di commessa, tanto per dirne una, e con un curriculum ben scritto (poi ti racconto come), questa estate sono riuscita ad avere un colloquio di lavoro per lavorare come support student alla Queen Margaret University e un altro per lavorare in amministrazione per l’NHS, il sistema sanitario nazionale. Non ho ottenuto nessuna delle due posizioni, ma considerata la quantità di domande ricevute sono già molto contenta per essere finita nella rosa finale dei candidati; inoltre, sono convintissima che se ci riprovassi fra qualche mese, con un livello di inglese parlato migliore, forse le cose andrebbero diversamente. Lavorare qui è anche una buona opzione se pensi di tornare in Italia, a un certo punto: per la maggior parte dei lavori da minimum wage non serve esperienza, quindi se in Italia non riesci a fartele e il tuo curriculum è vuoto qui puoi cominciare a riempirlo – con il plus dell’inglese, che nel nostro paese fa sempre tanto piacere conoscere.

In sintesi, non posso dirti se valga la pena lavorare nel Regno per il salario minimo, ma spero di averti dato qualche elemento in più su cui riflettere. Per quella che è stata la mia esperienza, anche adesso che del salario minimo guadagno poco di più, sì, ne è valsa la pena. Non nego che specialmente all’inizio sia stato stancante (non avevo mai fatto la commessa prima dello scorso anno e aver cominciato a lavorare nel periodo natalizio forse non è stato forse l’ideale), così come non nego che alcune cose non mi piacciano tutt’ora (in particolare, vedere il pagamento dei giorni malattia come un benefit quasi esclusivamente riservato a chi lavora in ufficio), ma ogni cosa – nel mio caso, per la prima volta nella vita la totale indipendenza economica e la possibilità di vivere in una città internazionaleha un prezzo da pagare.

La verità sull’imparare l’inglese

Diciamoci la verità: prima di trasferirmi a Edimburgo ero convinta di sapere l’inglese. Sono cresciuta con e su internet, ho passato gli anni dell’università a guardare Doctor Who in lingua: la mia capacità di poter parlare di sonic screwdriver (o cacciavite sonico) doveva bastare da sola a rendermi madrelingua. Ci sono rimasta malissimo quando ho scoperto che la gente non mi capiva nemmeno se chiedevo una borsa di plastica da cinque centesimi al supermercato!

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David Tennant nei panni del Decimo Dottore con il Sonic Screwdriver, o Cacciavite Sonico

Rimessi insieme i pezzi d’orgoglio ferito, ho però iniziato a realizzare i seguenti fatti:

1. Non dare per scontato che i madrelingua siano disposti a farti da insegnanti

Prova a immaginarti la cosa a parti invertite: tu saresti disposto a passare la vita a correggere l’italiano di un migrante? Se anche tu, come me, sei animato da spirito di insegnamento e fratellanza e rispondi – voglio sperare in buonafede – di sì, sappi che non tutti sono come te. Molta gente si spazientirà se non capirai qualcosa alla prima occasione, specialmente in ambito lavorativo, altra potrà alzare gli occhi al cielo, altra ancora – pur con tutta la buona volontà del mondo – non saprà comunque esserti d’aiuto perché ignora la grammatica della propria lingua (di nuovo, a parti invertite: tu sapresti dire quando si usa il condizionale e quando il congiuntivo?) e alla tua richiesta di spiegazioni non saprà dirti granché. Ho avuto una manager scozzese, meravigliosa sotto ogni altro punto di vista, che aveva uno spelling disastroso e faceva correggere a me i suoi manager report.

Cosa puoi fare: se hai delle basi grammaticali accettabili (sai parlare al passato, al presente e al futuro) ti consiglio un corso di qualcosa che ti piace, frequentato prevalentemente da madrelingua. Le biblioteche solitamente organizzano (gratis!) laboratori di scrittura o club del libro, la gente che ci va non ha tutta la fretta che potrebbero avere i tuoi colleghi di lavoro e di solito, vedendoti mettere in gioco, sono disposti a darti una mano. Se sei a Edimburgo ti consiglio anche l’associazione The Welcoming, dove fanno corsi di inglese gratuiti e organizzano attività assortite per aiutare i nuovi arrivati a integrarsi.

2. Se parli con gente che non ha un livello migliore del tuo, difficilmente migliorerai.

La prima cosa che mi ha scioccato a Edimburgo è stato vedere come il primo manager del primo negozio in cui ho lavorato scrivesse in inglese: nel primo messaggio che mi ha mandato non sono riuscita a trovare una frase che stesse in piedi. Mostrato lo screenshot a un’altra amica italiana, emigrata a Cambridge, mi è stato risposto che è normalissimo che la gente, senza contatto con madrelingua o con persone con un livello buono dell’inglese, ripeta per anni strutture sbagliate e non impari mai davvero a scrivere. Andando avanti, mi sono resa conto che molti di noi imparano il necessario per farsi capire nella vita di tutti giorni, ma per molto tempo ci trasciniamo dietro errori grossolani e incomprensioni. Questo, sul lungo periodo, è un problema perché ti rende complicato accedere a lavori migliori – a meno che tu non abbia mirabolanti esperienze e/o qualifiche e non debba relazionarti con il prossimo costantemente.

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Così scriveva il manager del primo negozio in cui ho lavorato a dicembre 2018, dopo due anni e mezzo a Edimburgo. Io invece ero arrivata da circa una settimana e ancora credevo di essere più brava di Robert Burns. 

Cosa puoi fare: di nuovo, cerca di relazionarti con dei madrelingua o con delle persone che hanno un buon livello di inglese – e che, preferibilmente, non parlino la tua lingua madre o un’altra lingua che conosci meglio dell’inglese. Visto che in molti dei lavori da salario minimo è difficile trovarli (dipende molto dalla compagnia per cui lavori), se non hai un disperato bisogno di lavorare fin da subito considera l’ipotesi di lavorare part-time per iniziare e iscriverti a un corso di qualcosa (non è detto che sia inglese, può essere anche semplicemente qualcosa che ti interessa imparare) presso il College o l’Università. Se, come me, vuoi o devi lavorare full time fin da subito, cerca di integrare guardando contenuti in lingua (lodato sia Netflix), leggendo libri e giornali. Poniti come obiettivo quello di studiare per una certificazione di inglese, se ti serve un incentivo in più per la grammatica – puoi impararla anche in maniera olistica, se hai contatto quotidiano con madrelingua, ma i tempi si allungano esponenzialmente.

3. Tutti hanno un accento: fino a che non ostacola la comprensione, non è un problema

In un anno nel Regno, non ho mai sentito nessuno parlare il così detto BBC English, quello che in teoria dovrebbe parlare la regina. In compenso, dopo aver lavorato in un gift shop nella più turistica strada di Edimburgo, ho imparato a riconoscere da un Hello gli statunitensi, gli australiani e, fra i britannici, chi non è scozzese. Al momento sto imparando a capire chi è di Edimburgo, chi di Glasgow, chi delle Highlands: con un po’ di approssimazione, di solito ci indovino sempre. Se io, che sono straniera e non ho mirabolanti capacità linguistiche, in cinque mesi ho imparato a identificare la maggior parte degli anglofoni, come posso pensare che gli anglofoni non riconoscano il mio accento italiano? Ricordo che all’inizio ci rimanevo piuttosto male, se dopo cinque parole mi chiedevano se fossi italiana, ma adesso mi limito a sorridere e a dire che sì, lo sono – con un po’ di orgoglio, perché mi sto sentendo più italiana qui che in patria.

Cosa puoi fare: se il tuo accento è troppo forte e ostacola l’altrui comprensione (i miei primi mesi in Scozia io ho vissuto la situazione paradossale in cui più o meno capivo loro, ma loro non capivano me) cerca di imitare l’accento delle persone che hai intorno: all’inizio ti sentirai idiota, ma ti giuro che funziona. Se hai un po’ di tempo libero, registrati – o tortura i tuoi amici con messaggi vocali in inglese, che riascolterai, capendo più precisamente cosa dici di incomprensibile o strano. Prova a scrivere in inglese con la composizione vocale: se Google ti capisce, dovrebbero farcela pure gli altri. Nel mentre, impara a fare lo spelling: sembra scontato saperlo fare dalle scuole elementari, ma io quando sono venuta qui non mi ricordavo l’alfabeto.

Per concludere, è sempre utile ricordare che l’inglese non è solo una competenza, o una skill, ma è una lingua. Come tale, è viva e non finirai mai di impararla, nemmeno vivendo qui tutta la vita. Conosci forse tutte le parole presenti nel dizionario italiano? Ovviamente no! Ama, ridi, pensa, lavora e divertiti in inglese: cercare di arrivare al bilinguismo è un viaggio, tanto vale divertirsi lungo la strada.

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